lunedì 5 dicembre 2011

Due cocker al guinzaglio

Allora ci sono queste due persone sedute al tavolo di un bar, all’aperto, in una giornata calda di agosto, a Roma. Davanti a loro, comodamente posato sul tavolino, c’è un piccolo posacenere di vetro, appena macchiato qua e là di cenere grigio-nera. Due paffuti cani fulvi, forse dei cocker, li guardano dal basso con le lingue penzoloni. Qualche cameriere si aggira tra i tavoli tenendo in equilibrio su una mano vassoi carichi di oggetti fragili. Temperatura: 28 gradi circa, tempo sereno e soleggiato. Alcuni cirri biancastri corrono veloci nel cielo azzurro evidenziatore.
-Voglio partire.
-Quando?
-Il prima possibile. E lontano.
Tira su col naso e afferra tra le dita un piccolissimo filo di lana rosso impigliatosi sulla sua maglietta. Si guarda attorno per cercare il proprietario del maglione corrispondente, ma non lo trova. Chi è che in pieno agosto, a Roma, 28 gradi al sole, 27 all’ombra, cielo azzurro e piccoli cirri qua e là, decide di indossare un maglione di lana, rosso per giunta?
-In un paese freddo, se possibile.
-Freddo freddo freddo?
-Freddo freddo freddo! Che non fai in tempo a fare pipì che si congela prima di toccare terra.
Uno dei due cocker comincia ad abbaiare e ad emettere lamenti e piagnucolii e si agita. Il suo piccolo guinzaglio è legato al tavolino e quando si muove sposta tutto.
-Smettila Clarette, e che cazzo!
Il piccolo cane fulvo smette di abbaiare e ora guarda la sua padrona quasi sorridendo. Tira fuori la lingua e la lascia cadere penzoloni.
-Vieni qua, fatti dare un bacio!
La padrona si china dalla sedia per dare un bacio al suo cane. L’uomo seduto al tavolo con lei intravede il suo fondoschiena appena scoperto.
-Questo cane non ha mai pace.
-Non ha mai pace perché forse l’hai sempre viziato. Se non lo avessi viziato a quest’ora non era così.
La donna rimane qualche secondo in silenzio osservando un semaforo che diventa rosso qualche metro più in là.
-Stai dicendo una cosa non vera. Se la colpa fosse mia tutti e due i cani dovrebbero essere viziati, invece solo Clarette lo è. E poi tu che ne sai in fatto di cani? Non hai mai avuto neanche un pesce rosso a casa!
Qualche tavolino più in là si discute se sia giusto e legittimo suicidarsi. In particoalre viene preso in esame il fatto che la maggior parte dei suicidi avvengono d’estate. O poco prima dell’estate. A prender parte a questa vivace discussione ci sono due signore con i capelli bianchi (una in realtà ha i capelli color livido verde-blu), un signore con la pelle eccessivamente cadente verso il basso e con un piccolo basco sui pochi capelli giallini, e una culla tutta bianca con un plausibile bambino dentro ma che nessuno riesce a vedere poiché sommerso da coperte confettate. La signora coi capelli bianchi, in particolar modo, sembra infervorarsi di più nella discussione. Probabilmente, pensa la signora coi capelli color livido, perché ha pensato spesso di volersi suicidare.
-Ma come fai Giorgio, con quale coraggio, a dire che chi si suicida è un codardo? È tutto troppo complicato per risolverlo così frettolosamente!
Mentre parla spinge delicatamente la carrozzina avanti e indietro e aggrotta le ciglia formando un piccolo triangolo senza base sulla fronte. La padrona dei due cocker ogni tanto lancia un’ occhiata a quel gruppetto e ascolta qualche frase qua e là, un po’ annoiata. Col cucchiaino scava nel fondo della tazzina i rimasugli di caffè e zucchero. Quando porta il cucchiaino alla bocca si inumidisce appena le labbra e assaggia piano piano la poltiglia dolciastra. L’uomo osserva attentamente tutti i suoi movimenti pensando di non esser visto.
-E lo sai che se parti mi lasci sola? Completamente! Se parti stronchi alle radici tutto quello che avevo immaginato di vivere con te. E poi, che cazzo, vuoi pure andare in un paese freddo! Ma chi vorrebbe di sua spontanea volontà vivere in un paese freddo?
La donna sbatte con rabbia la tazzina sul tavolino e si distende imbronciata sulla schiena. L’uomo si accende lentamente una sigaretta.
-Ti sta squillando il cellulare. Rispondi.
La donna prende con violenza il cellulare tra le dita. Le sue unghie sono smaltate di rosso.
-Pronto? Sì sono io. Non posso venire. Sono impegnata ora. Arrivederci.
-Era chi so io?
-Che cazzo ne so chi sai tu.
-Era lui, Petra?
-Era chi cazzo sai tu.
Petra si alza, slega in fretta i cocker dal tavolino, afferra la borsa e fa per andare via. I cani abbaiano. Un cameriere rovescia un bicchiere d'acqua sui capelli della signora coi capelli lividi. L’uomo afferra il braccio di Petra, Petra lo graffia con le unghie. L’uomo la afferra al collo, Petra cerca di divincolarsi. Il cameriere asciuga i capelli della signora. Petra non respira. I cocker tirano il guinzaglio, si agitano e abbaiano. Un cirro corre veloce, sfrecciando nel cielo evidenziatore. 

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