giovedì 6 ottobre 2011

Piccoli pregiudizi quotidiani


Pensavo di non avere pregiudizi ormai. O comunque, pensavo di essermi scrollato di dosso il meccanismo del pregiudizio, quello attraverso il quale non vedi le cose realmente come stanno o, ancora peggio, non le vedi proprio. Stavo facendo colazione su una piccola tovaglietta quadrata. Davanti a me una teiera vetro di ikea e un tè nero e fumante. E poi la marmellata e un cucchiaino per aggiungere il miele al tè. Da vent’anni a questa parte, che io mi ricordi, non ho mai spalmato la marmellata col cucchiaino. L’abitudine col tempo è diventata pregiudizio e ho considerato “lo spalmare” la marmellata sulle fette biscottate con il cucchiaino una cosa assurda e scomoda. Il coltello invece è piatto, sembra proprio fatto apposta per spalmare, si estende su tutta la superficie marroncina della fetta, mi sembrava molto più pratico del cucchiaino.
 E invece quel giorno c’ho provato: ho immerso il cucchiaino nella marmellata e ho visto che non solo riusciva a prenderne in più quantità senza farla cadere, ma che era molto più facile spalmarla rispetto al coltello. Mi si è aperto un mondo. Da quel giorno spalmo la marmellata solo col cucchiaino, senza tuttavia disprezzare il coltello.
Da qui, oltre che a quella del cucchiaino che potrà  sembrare banale, ho fatto un'altra scoperta: i pregiudizi ce li ho, eccome! L’esempio del cucchiaino spiega anche perché, quando due mie amiche me lo chiedono, rifiuto sempre di acocmpagnarle alle feste tekno. “Dai, vieni, che ti diverti! Anche se la musica non ti piace è una bella esperienza!” E io storco la bocca e mugugno un: “La prossima volta allora vedremo…” e sia io che loro sappiamo che quella prossima volta, invece, non ci andrò.

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