lunedì 10 ottobre 2011

Manuale per il tuo piccolo micetto

                
Non pensavo che l’istinto materno potesse superare i limiti umani ed estendersi anche agli animali. Mia sorella, da quando abbiamo deciso di prenderci un gattino per porre un freno ai topi che stavano invadendo il nostro giardino, è diventata un’esperta del mondo felino. Sa tutte le malattie che possono beccarsi i gatti, riesce ad interpretare qualsiasi loro comportamento, analizza ogni tipo di miagolio che riesce a decifrare in pochi istanti. E in tutto ciò è accompagnata da una  numerosa comunità scientifica: innumerevoli siti di consigli, sfoghi, analisi, di “aiuto il mio gatto si mangia le unghie delle zampe è un problema?”. E lei li consulta tutti.
 Quando va in libreria ormai si lancia nel settore “Tempo libero” dove (io non lo sapevo fin quando, accompagnandola alla Feltrinelli, l’ho sorpresa che leggeva di nascosto “Manuale per il tuo piccolo micetto”) dove (giuro, è la verità!) sono depositati un numero imprecisato di libri che parlano esclusivamente di gatti, di come educarli, spazzolarli, curarli, addestrarli, nutrirli e addiruttira di come parlarci (ahimè, esiste anche il dizionario italiano-miaomiao miaomiao-italiano). Ormai non esce praticamente di casa per stare appresso al gatto.
Un giorno sono andato in cucina a fregarmi una barretta di cereali e l’ho trovata che teneva il gatto per la collottola e con l’altra mano le puliva le zampette.
“Ma che stai facendo?” le ho detto scartando la merendina.
“Le sto pulendo i polpastrelli, non lo vedi? Anzi aiutami a tenerla!”
Mi sono ficcato in bocca la barretta e ho preso il micetto che nel frattempo aveva cominciato a miagolare e a tentare di comuncarci che voleva scappare via da questa casa, almeno per un po’.
“Vedi, adesso i polpastrelli sono tutti rosa! Se non li pulisci non puoi scoprire se ha il Complesso del Granuloma Eosinofilico, poi si infiamma e devono amputarle la zampina!”
Ho continuato a sgranocchiare i cereali in silenzio e nel frattempo ho pensato che più o meno anche noi siamo stati dei micetti in balia dei loro padroni. E mia sorella è buona. Qualche mese fa stavo uscendo dall’aula di Istituzioni di Filosofia Teoretica ancora scosso dai deliri di Descartes e dai suoi tentativi di fingere di non trovarsi davanti al fuoco con la sua vestaglia rossa per tentare di scoprire la sua anima, quando mi si para di fronte un furetto grigiastro e rosicchiatore. Pensavo che il delirio di Cartesio mi avesse contagiato; poi mi sono fatto forza, ho guardato meglio e ho visto che era strozzato da un guinzaglio e tenuto da una ragazza con un lungo capotto nero di pelle stile Matrix che mi sorrideva sgusciando fuori dai suoi lunghi capelli unti.“Ti piace? Si chiama Pu!”
L’ho accarezzato lentamente mentre lui rosicchiava la punta delle mie scarpe bucate e la ragazza vestita da Morpheus mi parlava di quante cacche al giorno fanno i furetti e di come aveva dovuto asportare le ovaie al suo per evitare che puzzasse di muschio.
Me ne sono andato via pensando tristemente al povero Pu e a tutti quegli animaletti costretti a sottostare alle follie del genere umano. Alle quali mi ci ascrivo anche io, con i miei pescetti rossi costretti a nuotare in un acquario grande quanto una scatola di scarpe in compagnia di un alghetta verde di plastica.
Mia sorella mi chiama dal salotto: “Luca Luca corri!”
Sta sul divano che guarda con gli occhi lucidi un documentario sui cuccioli di cicopitechi verdi abbandonati dalla mamma. Poco dopo mi chiama una mia amica per dirmi che ha comprato i pannolini assorbenti per il suo cane.

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